Il precondizionamento di piastre e griglie in ghisa

Se chiudo gli occhi e ripenso a quando ero ragazzo, a quando ancora non cucinavo, mi vengono in mente i miei genitori davanti ai fornelli accessi e lì, sul fuoco, una piastra in ghisa. Vedo mia madre che se la prende prima con mio padre perché ha fatto attaccare il cibo (“Aivi spittari mi caddìa ancora“), poi con la piastra perché anche lei ha fatto attaccare il cibo (“sta ravigghia faci schifu“). Vedo mia madre che dopo aver raschiato il cibo dalla piastra la immerge sotto il getto d’acqua del rubinetto generando una nube di vapore, un piccolo fungo atomico.

Se qualche anno fa mi aveste chiesto consigli sull’acquisto di una piastra in ghisa, secondo voi cosa avrei risposto?

Poi sono cresciuto, ho iniziato a cucinare qualcosina anch’io e ho imparato alcune cose. Tra queste c’è proprio come cucinare con la ghisa ed essere felici allo stesso tempo.

La ghisa è uno dei materiali migliori per cucinare, ma affinché renda al meglio è necessario adottare alcuni accorgimenti. In questo articolo approfondiremo uno dei più importanti, il precondizionamento.

precondizionamento_ghisa

Cos’è il precondizionamento

Il precondizionamento è un procedimento che interessa gli utensìli in ghisa (non solo piastre e griglie, ma anche pentole e padelle). Ha lo scopo di proteggerli dall’attacco della ruggine e di renderli antiaderenti in fase di cottura.

In sintesi, la ghisa va ripulita, ricoperta con un sottilissimo strato di grasso (animale o vegetale) e messa in forno.

Grazie al calore, si accelera un processo chimico chiamato polimerizzazione (se volete approfondire l’aspetto chimico, ecco la relativa pagina di Wikipedia) che trasforma lo strato di grasso rendendolo duro e resistente. Si crea, così, una barriera a protezione della ghisa.

Quale grasso usare

I grassi da utilizzare sono i cosiddetti grassi polinsaturi. Senza entrare nel dettaglio, si tratta di grassi che presentano all’interno della loro struttura molecolare più doppi legami di carbonio (C=C). Maggiore è il numero di questi legami, maggiore è la reticolazione del polimero (anche se è da tenere presente che più è alto il livello di insaturazione più il polimero è fragile).

In linea di massima, qualsiasi grasso con le caratteristiche sopra descritte va bene e, infatti, ogni persona ha il suo preferito o quello con cui si trova meglio. Alcuni utilizzano grassi animali come strutto, lardo o grasso di pancetta, altri usano grassi vegetali (i vari olii di semi, olio di avocado, olio di canola, ecc.). Negli USA sono molto utilizzati prodotti chiamati Crisco e Crisbee (del quale potete leggere la recensione a questo link), ma in Italia non sono attualmente in commercio.

Tra i vari olii di semi, l’olio di lino ha spopolato grazie a questo articolo della blogger Sheryl Canter. Tuttavia, leggendo vari forum americani e partecipando a qualche discussione, sembra che i risultati ottenuti siano molto diversi. Ci sono persone molto entusiaste e altre, invece, che hanno avuto pessime esperienze, con il rivestimento che tendeva a sfaldarsi. Inoltre, c’è anche da dire che l’olio di lino non è proprio economico.

Dopo aver letto decine di post e articoli, personalmente ho scelto l’olio di vinacciolo raffinato. Buon livello di insaturazione, buon punto di fumo (225°C), prezzo non eccessivo e nessuna esperienza negativa trovata in rete.

A proposito del punto di fumo, se non deve essere superato durante la cottura dei cibi, nel caso del precondizionamento è utile andare oltre. La carbonizzazione dell’olio, infatti, è necessaria per formare le molecole di carbonio che rendono nera la superficie della ghisa e aiutano a formare un rivestimento più duraturo.

Come effettuare il precondizionamento

Non esiste una procedura corretta in assoluto. Di seguito vi illustro quella che utilizzo io e con la quale ho sempre ottenuto ottimi risultati. Probabilmente altri useranno metodi diversi e con risultati altrettanto buoni.

1. Pulizia e prima asciugatura

Il precondizionamento va fatto sulla ghisa pulita e libera dalla ruggine. Eliminate eventuali residui di cibo. Se presente della ruggine, effettuate un bagno di 30 minuti in una soluzione composta da una parte d’acqua e una parte di aceto bianco, avendo cura di immergere completamente la piastra. Strofinate con una paglietta d’acciaio e risciacquate con acqua fredda. Asciugate subito con un panno.

2. Seconda asciugatura

La piastra in ghisa è stata asciugata solo superficialmente. E’ necessario che tutta l’umidità trattenuta dal materiale venga fatta evaporare. Per fare questo, mettete la piastra nel forno che avrete precedentemente riscaldato, in modalità statica, a una temperatura di 100°C. Tenete la porta del forno socchiusa e fate andare per 15 minuti. A questo punto, chiudete il forno e alzate la temperatura a 220°C. Fate passare altri 30 minuti.

La ghisa è un materiale che soffre gli shock termici. Se volete adottare una cautela in più, potete alzare la temperatura aumentandola gradualmente di 40°C ogni 15 minuti fino ad arrivare a 220°C.

3. Stesura dello strato di olio

Facendo molta attenzione a non ustionarvi, prendete la piastra dal forno (utilizzando apposite protezioni come presine o guanti idonei) e appoggiatela su un ripiano stabile e resistente al calore (o, comunque, opportunamente protetto). Utilizzando un panno o un pennello, applicate su tutto il pezzo (non solo sulla superficie di cottura) un sottile strato di olio. Quindi, con un panno di cotone pulito, strofinate come se doveste ripulire tutto l’olio appena messo.

Questo passaggio è fondamentale. Lo strato di olio deve essere sottilissimo quindi è necessario eliminare tutto quello in eccesso. Se così non fosse, si formerebbe uno strato appiccicoso che tenderà a staccarsi durante le cotture.

4. Polimerizzazione e raffreddamento

Mettete la piastra nel forno, portate la temperatura a 250°C e fate andare per 1 ora. Trascorsa l’ora, spegnete il forno e, tenendolo chiuso, lasciate che la piastra si raffreddi gradualmente da sola.

Note finali

Il processo di precondizionamento, a questo punto, è completo.

Per ottenere uno strato più spesso, è possibile ripetere il procedimento, dal punto 2, ancora una o due volte. Tuttavia, considerate che si tratta di un trattamento base e che migliorerà solo nel tempo grazie ai grassi utilizzati nelle successive cotture.

Non siate tentati di formare subito un rivestimento spesso. Eseguite correttamente il punto 3 pulendo bene con il panno di cotone l’eccesso di olio. La ghisa dovrà sembrare non unta.

Ricordate che abbiamo steso un sottile strato di olio e non di teflon, quindi non pensate di raggiungere un’antiaderenza assoluta. Utilizzate sempre un po’ di grasso durante le cotture.

Se possibile, misurate la temperatura del forno utilizzando un termometro di quelli a sonda. Spesso, nei forni domestici, la temperatura effettiva differisce anche di molti gradi da quella impostata.

Se state effettuando il precondizionamento di una padella o di una pentola, mettetele in forno capovolte in modo che eventuale olio in eccesso abbia ancora la possibilità di scivolare via (ma se avete eseguito correttamente il punto 3, questo non dovrebbe succedere – ed è preferibile che non succeda per evitare zone appiccicose).

Dopo l’uso, lasciate raffreddare la piastra a temperatura ambiente (mi raccomando, niente funghi atomici sotto il rubinetto), quindi lavatela con acqua tiepida e una spugnetta non abrasiva. Per sporco ostinato o se sono stati cucinati cibi con odori forti (es. pesce) è possibile utilizzare qualche goccia di sapone per piatti (ma solo su rivestimenti già ben consolidati).

I cibi acidi (pomodori, aceto, vino, ecc.) possono rovinare un nuovo rivestimento appena creato, così come il lavaggio col sapone. Se il rivestimento, invece, non è nuovo ma è ben consolidato grazie ai grassi acquisiti mano a mano con l’utilizzo, dovrebbe essere una barriera sufficiente per cuocere rapidamente qualche cibo acido e abbastanza resistente da sopportare un lavaggio delicato con sapone per piatti e spugnetta non abrasiva.

Dopo il lavaggio, asciugate accuratamente la piastra. Mettetela sul fornello per qualche minuto, a fuoco basso, per fare evaporare l’umidità residua.

Qualcuno, prima di conservare la piastra, usa ungerla con dell’olio in modo da proteggerla e dare lucentezza. Sconsiglio questa prassi in quanto la protezione è già data dal rivestimento polimerizzato e l’olio potrebbe irrancidire.

Un inconveniente dei grassi polinsaturi è proprio quello di essere più facilmente soggetti all’irrancidimento, per questo motivo vanno conservati in modo corretto (lontano dalla luce, da fonti di calore e ben chiusi).

Quando conservate la piastra, se siete soliti impilare le pentole, copritela con un paio di fogli di carta da cucina in modo da proteggere il rivestimento da eventuali graffi.

45 commenti

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  2. Ho letto con attenzione le tue indicazioni sul precondizionamento della piastra in ghisa e vorrei metterle in pratica. Ho però il problema che la mia piastra in ghisa misura 70cm * 40 cm * oltre 3 cm di spessore e ha un peso di quasi 50 Kg.
    Mi riesce quindi impossibile sia metterla in forno che fare un bagno di acqua e aceto ! Puoi darmi indicazioni su come fare ? Inoltre tale precondizionamento va fatto una tantum , cioè solo una volta prima del primo utilizzo della piastra o , spero di no, ogni volta che la userò ?
    Grazie
    Paolo

    1. Author

      Wow che bella piastrona!!! L’unica cosa che mi viene in mente è quella di chiedere, se conosci il proprietario o se ti fa il favore, ad una pizzeria, un panificio o un ristorante dove usano forni elettrici abbastanza ampi. Il passaggio in forno è fondamentale, altri sistemi, tipo mettere la piastra su più fornelli, non vanno bene perché non avresti la stessa temperatura su tutta la superficie della piastra che, tra l’altro, è anche bella spessa. Mi raccomando a fare attenzione nel maneggiare una piastra così pesante e bollente! Ti consiglio di fare 2 o 3 cicli del processo di precondizionamento in modo da avere uno strato più spesso. Con l’utilizzo e trattandolo con un po’ di cura il trattamento è duraturo, ma non escludo che nel tempo debba essere ripetuto perché magari si è rovinato per qualche motivo (cibi acidi, graffi, ecc.).

      1. Grazie per la pronta risposta. Temo che non troverò pizzerie o fornai disponibili. Fare il tutto con due fornelloni sotto la piastra prima a piastra in su e una seconda volta a piastra capovolta avrebbe senso? O almeno un qualche risultato lo otterrei? Grazie

        1. Author

          Purtroppo non è la soluzione ideale. Se è vero che la ghisa rilascia calore in modo uniforme, non è altrettanto vero per l’accumulo di calore. Mi spiego: se metti la ghisa su un fornello la distribuzione del calore non sarà uniforme ma sarà più alto nelle zone a contatto col fuoco e più basso nei punti più distanti. Considera anche lo spessore della tua piastra e avrai una notevole differenza di temperature tra le due superfici. Questo significa che non riuscirai a creare uno strato uniforme e passerai da punti in cui il grasso sarà polimerizzato a punti in cui resterà appiccicoso. Non formerai uno strato protettivo uniforme attorno alla piastra che, poi, è lo scopo del trattamento.

        2. Buongiorno,

          Grazie mille per l’articolo.

          Ho accatastato due griglie in ghisa per il bbq.
          Nel caso di ghisa smaltata, è comunque necessario il precondizionamento?

  3. ok grazie di nuovo. Farò del mio meglio.
    Ciao
    Paolo

  4. Buongiorno, ho casualmente trovato questo blog cercando notizie su padelle e piastre in ghisa. In altri siti ho letto della necessità di usare padelle o piastre in metallo nudo per favorire la reazione di Maillard nella cottura della carne, avendo solo “attrezzi” antiaderenti mi volevo dotare di un tale strumento, appunto una piastra in ghisa, ma quelli che trovo in commercio sembrano tutti rivestiti di uno strato antiaderente, mi sbaglio? Mi puoi dare un consiglio sull’effettiva necessità di tale accorgimento o su qualcosa da acquistare? Grazie

    1. Author

      Ciao Marco. Intanto benvenuto sul blog. Effettivamente ci sono alcuni materiali che hanno la capacità di scaldarsi bene e mantenere il calore agevolando la reazione di Maillard come, appunto, la ghisa o il ferro. Suppongo che il rivestimento antiaderente a cui fai riferimento per le piastre in ghisa sia fatto di ceramica. Ti dico subito che non ho mai usato una piastra in ghisa ceramicata quindi non posso assicurarti circa il suo comportamento in merito alla reazione di Maillard (suppongo ci sia ugualmente ma, probabilmente, non in modo così rapido come sul ferro o sulla ghisa nudi). Per questo, a parere mio, ti consiglio di acquistare una piastra o una padella in ghisa senza rivestimento. Se non le trovi nei negozi, cerca on line che le trovi sicuramente. Una marca che posso consigliarti e sulla quale vai sul sicuro è la Lodge che, tra l’altro, se non sbaglio, vende le sue padelle già precondizionate. Con un po’ di cura sono indistruttibili.

  5. Ciao BurgerBoss,ho appena letto l’articolo sul precondizionamento della ghisa,molto interessante,complimenti.
    Ti chiedo un parere,come già ho letto negli altri commenti ho anch’io un problema di dimensioni,mi piacerebbe usare la piastra di ghisa di un vecchio putagè,in piemonte,la vecchia cucina a legna di una volta,mi chiedevo se con un po’ di lavoro e attenzione, mediante braci e cannello si potesse simulare il lavoro del forno

    1. Author

      Ciao Gianluca. Per il discorso trattamento di una piastra così grande vale quanto hai letto negli altri commenti. È sicuramente problematico. Se il problema è una ruggine non eccessiva prova a spazzolarla con una spazzola in metallo e poi a immergerla completamente per mezz’ora in una soluzione di acqua e aceto bianco in pari quantità. Poi sciacqua e asciuga riscaldandola. Quando calda ungila con olio (io uso olio di vinacciolo) e passa un panno pulito come se volessi ripulirla. Io farei così, ma sto solo ipotizzando un procedimento che non ho testato. Provare non costa nulla 🙂

  6. Ciao BurgerBoss,
    ho appena preso una bistecchiera piccolina in ghisa e nel weekend gli farò il primo trattamento.
    Avrei un dubbio per il punto 3, la stesura dello strato d’olio: al momento di spalmare l’olio e passare con il panno/pennello che temperatura deve avere la ghisa? Lo posso fare subito appena tirata fuori dal forno o prima di applicare lo strato d’olio la devo far raffreddare?

    Grazie per aver condiviso la tua procedura in questo articolo, sono alle prime armi ai fornelli e ho trovato il post davvero utile e interessante.

    1. Author

      Ciao Matteo e grazie a te.
      L’olio lo metti appena la togli dal forno. Attenzione a non ustionarti e mi raccomando, solo uno strato molto sottile.

    2. Ciao BBoss, ma se il trattamento devo farlo ad una griglia di un barbecue a gas posso usare direttamente il dispositivo al posto di un altro forno , o sbaglio?

      1. Author

        Ciao Graefenberg! Puoi tranquillamente usare il barbecue a gas, usando un termometro a sonda per monitorare la temperatura.

  7. Buongiorno BurgerBoss,
    penso che questo sia il sito internet più indicato per porre la mia questione, che è la seguente.
    Ho comprato da poco una piastra in ghisa della marca Outdoorchef tramite Amazon.
    Non ho eseguito la procedura di trattamento preliminare, che invece ho letto essere praticamente indispensabile da fare prima di ogni uso. Il libretto di “istruzioni” allegato alla piastra non è altro che una raccolta di ricette e non c’è alcuna indicazione sul trattamento preliminare.
    L’ho usata subito di conseguenza così come mi è arrivata, dopo averla lavata ovviamente.
    Dopo aver finito di cucinare l’ho lavata di nuovo con il detersivo dei piatti utilizzando, per l’eliminazione delle incrostazioni di cibo, la classica spugnetta gialla, quella con un lato verde un poco più abrasivo. Devo dire che non ho premuto eccessivamente con la spugnetta sulla griglia.
    Il risultato è stato che una parte dello strato protettivo è stato rimosso dalla piastra, che era proprio ciò che non volevo e, leggendo le utilissime informazioni che tu dai, mi rendo conto che forse ho combinato un guaio, soprattutto perchè la piastra è nuova.
    Ora ti sarei molto grato se mi potessi chiarire questi dubbi che mi sono venuti.
    1) Sono ancora in tempo a pre-trattare la piastra seguendo la procedura da te descritta?.
    2) Posso ancora utilizzare la piastra, dopo il trattamento, oppure per motivi di sicurezza riguardo la salute è irrimediabilmente rovinata ed è meglio che l’abbandoni e ne acquisti un’altra?
    3) Cosa è lo strato protettivo antiaderente che viene applicato di solito alle piatre in commercio, è il solito Teflon?

    Ti ringrazio per l’attenzione e la risposta.
    Ciao.
    Tarcisio.

    1. Author

      Ciao Tarcisio.
      Se ho capito bene di quale piastra stai parlando, non ha un trattamento di fabbrica quindi non puoi averlo rovinato.
      Per quanto riguarda il precondizionamento di una griglia che è direttamente sottoposta al calore di una brace, direi che puoi evitarlo in quanto l’alta temperatura lo rovinerebbe (ho sperimentato personalmente questa cosa).
      Nel tuo caso, ti consiglio di far carbonizzare i residui di cibo ed usare una spazzola per toglierli.
      Poi puoi anche lavare e fare asciugare, riscaldando la piastra per far evaporare l’umidità residua.
      Quando ancora calda, puoi applicare dell’olio o un prodotto più specifico (io uso Crisbee ma dovresti acquistarlo dagli USA) e strofinare bene in modo che resti solo uno strato sottile.
      Non dimenticare, in fase di cottura, di ungere leggermente la piastra prima di poggiare il cibo.

      1. Buongiorno BurgerBoss,
        grazie mille per tutti i suggerimenti e complimenti per l’articolo.
        Anch’io ho una griglia in ghisa outdoorchef (quella divisa in 2 con la possibilità di avere griglia o piastra) e stavo per fare il ricondizionamento quando ho visto questo commento e mi sono fermato.
        Avrei un paio di domande:
        Domanda1: quale olio applicare dopo averela pulita per bene??
        Domanda 2: una volta che si comincia a cucinare, meglio ungere subito e poi scaldare oppure scaldare un po la ghisa e poi ungerla? ps. Quale olio è melgio usare prima di mettere la carne?

        Grazie mille ancora per tutti i consigli e l’ottimo articolo
        Ciao

        1. Author

          Ciao Aldo.
          Purtroppo i tipi di olio che si usano per il condizionamento non sono l’ideale per l’applicazione dopo la pulizia in quanto, essendo oli polinsaturi, sono facilmente soggetti all’irrancidimento (se proprio vuoi utilizzarli a questo scopo, abbi cura di conservare la ghisa in un luogo non umido, fresco e lontano dalla luce). Al posto dell’olio, io utilizzo il Crisbee (qui trovi la recensione https://www.burgerboss.it/recensione-crisbee-prodotto-per-il-trattamento-della-ghisa/) che non irrancidisce e lo trovo perfetto sia per il condizionamento che per la manutenzione.
          Per quanto riguarda la seconda domanda, io preferisco prima scaldare e poi aggiungere l’olio in modo da evitare che l’olio si scaldi troppo rischiando di superare il punto di fumo. Su quale olio usare, puoi scegliere in base al tuo gusto: olio di oliva, olio di arachidi, ecc., l’importante è fare attenzione a non superare il punto di fumo.
          Grazie a te e spero di averti aiutato.
          Ciao! 🙂

          1. Grazie mille per la risposta.
            Che tu sappia, esiste ad oggi un rivenditore di “Crisbee” in Italia? O un modo di averlo in Italia?
            Grazie mille ancora

            1. Author

              Non esistono rivenditori in Italia ma se leggi il primo commento la ditta stessa specifica che fanno spedizioni internazionali. Ci sono, comunque, anche altri prodotti che puoi usare come quelli della Petromax (per restare in Europa) o il seasoning spray della Lodge che mi incuriosisce molto. Questi ultimi, però, non li ho mai usati quindi non so dirti come si comportano.

  8. Ottimo articolo, proprio quello che cercavo!! Una domanda: nel mio caso vorrei acquistare un piano cottura con griglie in ghisa. Questa procedura di precondizionamento, sarebbe il caso di farla subito, prima di utilizzare il piano cottura per la prima volta? E ogni quanto tempo andrebbe ripetuto?
    Ti ringrazio!

    1. Author

      Ciao Iolanda. Per “piano cottura con griglie in ghisa” intendi vere e proprie griglie su cui mettere il cibo da cucinare o un piano cottura con le griglie in ghisa su cui poggiare pentole e padelle?
      In ogni caso, innanzitutto accertati che le griglie non siano già fornite con un trattamento di fabbrica. In questo caso è sufficiente provvedere ad un loro corretto utilizzo e mantenimento seguendo i consigli dell’articolo. Nel caso in cui non ci fosse alcun trattamento, puoi tranquillamente farlo prima del primo utilizzo. Non c’è un tempo entro cui va ripetuto: se ti accorgi che è danneggiato puoi ripristinarlo.

  9. perfetto è quello che cercavo, volevo sapere se posso usare questo procedimento anche con una padella di ferro e metterla in forno insieme a quella di ghisa…grazie

    1. Author

      Ciao Stefy. In teoria il procedimento non dovrebbe essere molto diverso ma purtroppo non ho esperienza con le padelle in ferro e non vorrei consigliarti cose sbagliate. Per la ghisa, invece, vai tranquilla! 😉

  10. Ok fatto per la ghisa due volte una con strutto e poi con olio ho provato a cucinare ma nonostante un po’ di condimento il cibo mi si è attaccato (la superficie non è proprio liscia) .. secondo te dovrei rifare ancora il trattamento? Grazie ancora

    1. Author

      Non credo ci sia bisogno di rifarlo. E’ normale che la superficie non sia liscia, si tratta comunque di un trattamento nuovo che si consoliderà nel tempo con le cotture successive. Ungi sempre prima della cottura e cuoci su superficie sufficientemente calda.

  11. Ciao Burgerboss con il fungo atomico 😃 mi hai riportato ragazzo per un attimo, proverò a dare nuova vita alla piastra di mia madre che ha qualche segno di ruggine e poca antiaderenza e a mettere in pratica il tuo protocollo anche su una nuova bistecchiera 36×26; con 1 cm di spessore la piastra di mia madre (30×20 con manico sul lato corto) ritengo che abbia una discreta distribuzione del calore su tutta la superficie almeno per l’utilizzo sul fornello di casa
    Quella nuova è decisamente meno spessa e forse più difficile da utilizzare ma sono convinto che nel mio bbq andrà benissimo
    Bell’articolo!

    1. Author

      Ciao Simone e grazie. Eh sì, il fungo atomico a casa dei miei era un classico 😁

  12. Ciao!
    Ho trovato utilissimo questo articolo, peccato solo dopo aver già combinato un pasticcio. 🙁
    Ho steso lo strato di olio troppo spesso e come hai previsto si ho formato uno strato appiccicoso con degli accumuli in presenza delle “rigature”. Poi ho passato l’olio anche sul lato inferiore di metallo che va sul fuoco e quindi un ulteriore pasticcio!
    Ora ho provato a ripulire la bistecchiera con aceto, bicarbonato e limone, ma purtroppo l’appiccicoso e gli accumulo non vanno via! Solo strofinando con un panno asciutto di “apallottola” lo strato in eccesso venendo via tipo cancellature di una gomma, per rendere l’idea. Ma comunque non riesco ed eliminarlo!
    Come posso fare? Grazie!

    1. Scusa gli errori, ho scritto in fretta senza ricontrollare.

    2. Author

      Ciao Emanuela. Potresti provare così: lasciala in ammollo in acqua, aceto e sapone per piatti per una ventina di minuti. Usa acqua molto calda, l’obiettivo è sciogliere lo strato di grasso. Strofina con una paglietta metallica e metti su un fornello. A questo punto l’obiettivo è carbonizzare il grasso residuo quindi lasciala sul fuoco il tempo sufficiente. Gratta la superficie con una spazzola metallica (o una paglietta o anche con una palla di carta stagnola). Ripeti, quindi, la fase di lavaggio. Alla fine di tutto esegui il trattamento come descritto nell’articolo.

  13. ciao, al posto dell’olio di vinacciolo posso usate l’olio evo (Extra vergine di oliva)? Grazie

    1. Author

      Ciao Nicola. Se vuoi restare su un grasso vegetale ti consiglio l’olio di semi di girasole. Non l’ho mai provato ma ha caratteristiche simili (punto di fumo e numero di iodio) a quelle dell’olio di vinacciolo.

  14. Ciao dopo varii utilizzi della mia piastra in ghisa , è la prima volta che leggo del trattamento e vorrei provare a farlo anch’io,ma vorrei sapere se una volta unta e messa in forno ad alta temperatura questa non fccia tanto fumo perché l’ olio brucia! Posso utilizzare strutto? Grazie

    1. Author

      Ciao Luisa. Purtroppo il trattamento in questione, effettivamente, produce un po’ di fumo e di odore. Inoltre, considera che il superamento del punto di fumo dell’olio porta alla formazione di alcune sostanze tossiche (come quelle che si producono quando si fuma una sigaretta). Per questi motivi consiglio vivamente di effettuare questo trattamento in un locale che sia ben areato.

  15. Ciao..
    io ho la piastra che ha un po di ruggine sopra…
    Può bastare il precondizionamento che avete spiegato o devo fare altre cose?

    grazie

    1. Author

      Ciao Lorenzo. Se la ruggine non è eccessiva, procedi pure come indicato nell’articolo, seguendo le indicazioni in merito alla pulizia e alla presenza di ruggine riportate al punto 1.

  16. Ciao burgerboss, grazie per la spiegazione. Ho una domanda non strettamente legata all’articolo alla quale spero potrai rispondere: ho un nuovo piano cottura in ghisa, e nelle istruzioni c’è scritto di non usare bistecchiere in ghisa. Ne sai qualcosa? Io non l’avevo mai sentita e vorrei continuare ad usare la bistecchiera in ghisa, ma non so le conseguenze. Grazie!

    1. Author

      Ciao. Sinceramente anche per me è la prima volta che sento questa cosa. Prova a chiedere al produttore e vedi cosa ti dice. E magari fammi sapere perché sono curioso! 🙂

  17. Buonasera Boss,

    Grazie per aver scritto l’articolo in modo davvero completo e semplice.
    Ho da poco acquistato due griglie in ghisa smaltata e ho sentito subito che sono molto ruvide al tatto.

    Devo fare il precondizionamento anche se sono smaltate?

    Grazie mille
    Marco

    1. Author

      Ciao Marco e grazie a te! 😊
      Se le griglie sono smaltate non hanno bisogno del trattamento. Abbi cura, magari, di utilizzare utensili in legno o silicone per evitare di graffiare lo smalto.

      1. Meglio così, mi risparmio lo sbattimento 👌 magari se nel tempo vedo andare via lo smalto glielo farò, intanto seguo i tuoi consigli e le istruzioni sulla pulizia del produttore.
        Grazie ancora, fai una buona domenica 👍

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